Il primo supermercato italiano della storia sta per compiere sessant’anni e potrebbe festeggiare questo traguardo così importante con delle novità addirittura rivoluzionarie. Gli esperti del MIT (Massachusetts Institute of Technology) Sensable City Lab di Boston, grazie alla collaborazione con la Coop e lo studio Carlo Ratti Associati, hanno già pensato ai punti vendita del futuro, quello che per il momento è stato chiamato “Future Food District”. Di cosa si tratta esattamente?

L’area pensata negli Stati Uniti ha una superficie complessiva di 6.500 metri quadri: gli scaffali sono destinati a sparire, modificando radicalmente le nostre abitudini, al loro posto vi saranno dei banchi molto simili a quelli di un mercato rionale. In poche parole, si guarda al futuro ma si torna al passato, visto che il principale obiettivo del supermercato degli anni a venire sarà quello di ritornare a dimensione d’uomo.

La tecnologia e i suoi principali sviluppi non potranno comunque mancare. In particolare, le informazioni su ogni tipo di prodotto saranno molto dettagliate e potranno essere lette facendo semplicemente passare una mano sopra al cibo: sopra di esso saranno posizioni degli specchi, una sorta di etichetta virtuale che vuole rendere tutto più trasparente. Ma non si tratta delle uniche novità tecnologiche.

Ad esempio, la clientela sarà accolta da robot in grado di muoversi, di confezionare la merce e di servire la gente. I protagonisti principali del supermercato del futuro, però, saranno proprio i clienti. Gli strumenti a disposizione per fare la spesa non saranno gli stessi di oggi: si avranno più dettagli sulla sostenibilità dei prodotti e si presterà più attenzione all’alimentazione.

Il “Future Food District” è stato presentato all’Expo di Milano: il progetto iniziale risale a due anni fa e aveva un altro nome, vale a dire “GeoCoop”, poi si sono aggiunte nuove idee e intuizioni. Come quella del supermercato pensato come luogo di scambio aperto a tutti, nel solco tracciato dalla micro-agricoltura urbana. Di conseguenza, i vari produttori locali potrebbero avere un loro spazio e condividere esperienze e gusti, all’insegna del coinvolgimento continuo e degli stimoli in tema di spesa e alimentazione. Ora non resta che attendere pazientemente il futuro e cercare di capire se queste innovazioni diventeranno realtà concrete.