Allerta Pfas nel latte: tracce di sostanze chimiche in queste confezioni (anche bio)

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Tecnica di laboratorio in camice bianco esegue il controllo qualità del latte con una pipetta di precisione e uno strumento di analisi FOSS.

Un’ombra inquietante si allunga su uno degli alimenti più consumati da grandi e bambini. Una recente indagine indipendente ha sollevato un velo di profonda preoccupazione sulla purezza del latte che acquistiamo ogni giorno al supermercato: tracce di sostanze chimiche eterne, i famigerati Pfas, sono state rinvenute nella totalità dei campioni analizzati. Ciò che spaventa maggiormente gli esperti è che nemmeno le varianti biologiche, teoricamente più protette e naturali, sono risultate immuni da questa contaminazione invisibile, dimostrando come l’inquinamento ambientale abbia ormai intaccato i primi anelli della catena alimentare.

Il test in laboratorio: veleni indistruttibili presenti nel 100% dei campioni di latte

L’allarme scaturisce da un’analisi approfondita condotta dal noto giornale svizzero K-Tipp, che ha portato in laboratorio 15 confezioni di latte intero prelevate direttamente dagli scaffali dei negozi. I risultati sono stati impietosi: il 100% dei campioni è risultato contaminato da Pfos (acido perfluorottansolfonico) e Tfa (acido trifluoroacetico). Queste sostanze chimiche di sintesi, utilizzate per decenni nell’industria e note per essere praticamente indistruttibili, penetrano nei terreni spesso a causa di fanghi di depurazione usati come fertilizzanti e passano dai pascoli all’organismo delle mucche, finendo inevitabilmente nel latte che portiamo in tavola.

I dati emersi dallo studio clinico evidenziano scenari differenti a seconda delle zone di pascolo, ma nessun campione ne è uscito totalmente pulito:

  • La contaminazione generale: Sia il latte da agricoltura convenzionale sia il “latte intero biologico” hanno mostrato livelli sovrapponibili di tossicità.
  • I picchi di Pfos: In ben cinque cartoni di latte sono stati rilevati almeno 9 nanogrammi di Pfos per litro. Il valore massimo ha raggiunto i 12 nanogrammi per chilogrammo in un lotto biologico proveniente dalla Svizzera orientale, area che insieme ai campioni di un noto discount ha registrato le concentrazioni più elevate.
  • Le aree meno colpite: Le quantità minori di sostanze chimiche sono state riscontrate nei prodotti provenienti dai caseifici delle zone di Berna, Friburgo e Grigioni.

I limiti di sicurezza e il confronto shock con l’acqua potabile

Attualmente, né in Svizzera né nell’Unione europea esistono limiti di legge stringenti per la presenza di Pfas nel latte, un vuoto normativo che espone i consumatori a potenziali accumuli nell’organismo. L’Ue sta valutando l’introduzione di un tetto di 20 nanogrammi per chilogrammo per quattro sostanze (tra cui il Pfos, fortemente sospettato di essere cancerogeno e dannoso per lo sviluppo dei nascituri). Sebbene nessuno dei campioni abbia superato questa futura soglia, il confronto con l’acqua potabile fa tremare i regolatori: l’Epa (l’Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense) impone un limite di appena 4 nanogrammi per litro d’acqua per il Pfos. Il latte analizzato contiene quindi livelli di sostanze tossiche fino a tre volte superiori a quelli consentiti nell’acqua da bere.

Il caso del Tfa: numeri preoccupanti vicini alla soglia d’allerta

La situazione si fa ancora più seria se si analizza il Tfa, una sostanza recentemente classificata dall’Echa (Agenzia europea delle sostanze chimiche) come tossica per la riproduzione. Per dare un termine di paragone, la futura soglia massima europea per l’acqua potabile (che entrerà in vigore dal 12 gennaio 2027) sarà di 10.000 nanogrammi per litro. Nel latte testato non è stato superato questo limite, ma le concentrazioni rilevate sono tutt’altro che rassicuranti, oscillando stabilmente tra i 4.200 e i 5.700 nanogrammi per litro nell’intero arco dei campioni. Valori così alti e vicini alla metà della soglia massima d’allerta impongono una riflessione immediata e interventi drastici da parte dei produttori per difendere la salute pubblica.