Da moda del momento a nuovo fenomeno nel panorama della ristorazione mondiale, gli home restaurant sono passati in pochi anni dall’essere un esperimento per pochi a una realtà concreta e in constante ascesa. Secondo la Confesercenti, nel 2014 il mercato degli home restaurant in Italia ha mosso qualcosa come 7 milioni di euro con ben 7000 ristoranti casalinghi.

Numeri troppo consistenti per poter definire questa tipologia di ristorazione una semplice moda. Per chi non lo sapesse gli home restaurant, letteralmente “ristoranti casalinghi”, sono dei piccoli ristoranti organizzati nel salotto di casa propria per un numero limitato di invitati. Non si tratta di veri e propri ristoranti, poiché l’attività di ristorazione viene svolta solo in via occasionale.

Il funzionamento è molto semplice: il proprietario della casa – che nella maggior parte dei casi è anche il cuoco – organizza un evento di “social eating”, redige il menù della serata, decide il numero massimo di possibili ospiti e il costo a persona della cena. L’evento viene poi pubblicizzato solitamente su internet, tramite appositi siti e app, come Gnammo o PeopleCooks, o attraverso canali personali e chi è interessato a partecipare manifesta la propria adesione.

Gli eventi sono detti “social eating” poiché sono un modo per entrare in contatto e conoscere nuove persone in una dimensione più intima e informale rispetto a quella del ristorante. Anche i prezzi, naturalmente, sono inferiori a quelli di qualsiasi altro locale.

Fino a qualche anno fa, aprire un home restaurant era molto semplice poiché non occorreva nessun tipo di autorizzazione. Un vuoto normativo in parte colmato con la risoluzione n.50481 del 10 aprile 2015 con cui di fatto il Ministero per lo Sviluppo Economico ha equiparato gli home restaurant ai ristoranti tradizionali.

La normativa è comunque ancora in divenire, ma, allo stato attuale, aprire un ristorante a casa propria non è più tanto facile, ma, occorre presentare una Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al comune in cui si svolge l’attività, avere un piano Haccp, dimostrare di avere i requisiti morali e professionali per svolgere l’attività e l’abitazione deve avere i requisiti strutturali e funzionali per svolgere un’attività di ristorazione.