Uno dei principali rappresentanti dell’Espressionismo Astratto (noto anche come “Action Painting”), ma anche un grande appassionato di cucina: Jackson Pollock non amava soltanto ideare e fantasticare su colori e arte, le ricette stimolavano ulteriormente la sua fantasia, come è stato scoperto circa tre anni fa a Springs, città americana dello stato di New York. Nell’abitazione dell’artista, infatti, sono state trovate ricette scritte a mano dallo stesso Pollock e dalla moglie Lee Krasner, ma anche quelle che Pollock aveva ereditato dalla madre.

Tutti appunti annotati su buste, fogli, cartine geografiche: l’idea di un libro venne in mente sin da subito e quest’opera sarà ora disponibile anche in Italia, con la presentazione ufficiale a Venezia il prossimo 25 aprile. Vi sarà infatti una cena presso la Collezione Peggy Guggenheim e verrà aperta anche una retrospettiva dedicata al fratello di Pollock, Charles. Il libro, il cui titolo è “Dinner with Jackon Pollock” (a cena con Jackon Pollock) sarà disponibile nella versione delle edizioni Assouline. Che cuoco era l’artista statunitense?

Se la moglie era piuttosto concisa nell’annotare le ricette, Pollock era invece minuzioso e attento a qualsiasi dettaglio quando si trattava di descrivere ingredienti e metodi. Durante le cene con gli amici amava stupire i commensali con i suoi piatti forti, in particolare lo yorkshire pudding, preparazione tipicamente britannica, oltre a cavoletti di Bruxelles, la crema di cipolle e l’insalata. Il merito del libro si deve alla fotografa Robyn Lea che ha scoperto le ricette scritte a mano e le ha fotografate, non senza raccogliere interviste e aneddoti su questo lato poco noto di Pollock.

La moglie si prendeva cura di lui e della sua terribile dipendenza dall’alcool: seguendo i consigli del dottore, gli venne imposta una dieta vegetariana, con una colazione a base di sola frutta, insalata di verdure crude a pranzo e altre verdure cotte a cena, secondo quanto raccontato dalla Lea. I pranzi e le cene servivano anche a saldare i rapporti con manager, curatori, galleristi e giornalisti: i menù erano spesso ricercati, ma non mancavano piatti tradizionali come gli spaghetti al sugo e la torta di mele. La stessa attenzione riservata alle tele, poi, veniva utilizzata per preparare il pane. Un libro che svela aspetti interessanti e imprevedibili per alcuni, un Pollock casalingo e amante dei fornelli.