Quando sentiamo parlare di tradizione enogastronomica emiliana ci viene subito in mente il Lambrusco, vino frizzantino quanto beverino che è diventato un simbolo del brio di questa regione. Il lambrusco può essere ‘frainteso’, ovvero pensato come un vino popolare e poco pregiato. Nella realtà esistono molte tipologie di lambrusco e quelle di carattere sopraffino si rivelano essere ottimi esempi di vini rossi, ricchi di carattere e forti di una produzione attenta e accurata.

La storia del Lambrusco è molto antica, perché furono i romani i primi che cercano di coltivare questa vite così particolare, forte nel produrre uve dagli acini molti piccoli e intensamente pigmentati. Le viti autoctone hanno quindi saputo scavalcare i secoli e arrivare belle forti fino ai giorni nostri, per dare vita ad un prodotto che si divide principalmente in base alla dislocazione geografica.

Al giorno d’oggi il Lambrusco di ottiene infatti da diverse varietà di viti, dove la maggior parte sono tipiche della zona del modenese, del reggiano e anche del mantovano. Nel dettaglio, nella zona di Modena si incontra il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino di S. Croce e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Nella attigua provincia Reggio Emilia sono invece presenti il Lambrusco Reggiano e Montericco Colli di Scandiano e Canossa. Se ci si sposta a Mantova si trova invece il ricercato Lambrusco Mantovano.

Il Lambrusco è un vino dal volume alcolico che si assesta attorno agli undici gradi, vanta un bel colore rosso rubino e può presentarsi nella versione secca, leggera o frizzante. In tutte e tre le sue versioni, il lambrusco si presta molto bene ad accompagnare i piatti della tradizione emiliana e non solo, perché si sposa con felicità ai pasticci e alle paste con sughi a base di carne, ai ricchi tortellini in brodo e ai secondi piatti di carne, di verdura e anche di selvaggina.