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Ben 450 comuni italiani: è davvero ampia e ben rappresentata la rete di enti locali del nostro paese che sta chiedendo a gran voce e da tempo il riconoscimento giuridico del cosiddetto “Testo Unico sul Vino”. Si tratta di una delle principali richieste dell’Associazione Nazionale Città del Vino, rinnovate anche pochi giorni fa nel corso di una convention in Piemonte. Ma cosa è esattamente questo Testo Unico?

Si sta parlando di un provvedimento che punta a introdurre importanti semplificazioni nel settore vitivinicolo dal punto di vista burocratico. Il disegno di legge sta cercando di riordinare l’intera materia dei controlli nel nome dell’efficienza e dell’efficacia, riducendo al massimo i costi per i produttori. Altro intervento fondamentale del testo è la distinzione dei piani di controllo in base alla classificazione qualitativa dei vini (DOCG, DOC e IGT), senza dimenticare le innovazioni proposte per quel che concerne la lotta alla contraffazione.

Il fatto che vi siano così tanti comuni interessati al riconoscimento giuridico significa che si dà parecchia importanza ai vitigni e alle viticolture che possono essere definiti “minori”. L’Italia è un paese in cui la varietà è molto ampia ed eterogenea in questo senso e l’attenzione che cercano i comuni riuniti nella Rete riguarda soprattutto i vitigni particolari, quelli di montagna, quelli delle nostre isole, i quali andrebbero rafforzati, tutelati e riconosciuti con maggiore chiarezza.

Uno degli esempi che viene citato più spesso è quello del Moscato di Saracena: si tratta di un vino passito da meditazione, ottenuto attraverso un procedimento antichissimo in cui la vinificazione è separata dall’uva moscatello. Ebbene, questa piccola produzione del Pollino calabrese (il comune di Saracena si trova in provincia di Cosenza) non ha ancora un riconoscimento preciso dal punto di vista normativo, nonostante le tradizioni e l’antichità del metodo.

Un ulteriore e interessante punto di forza del Testo Unico del Vino potrebbe essere quello relativo alle sanzioni. Si è già fatto cenno alla lotta alla contraffazione, la legge è destinata a dare spazio a risoluzioni preventive di irregolarità, in particolare con il cosiddetto ravvedimento operoso. Le inadempienze verranno quindi puniti come è giusto che sia, aprendo però uno spiraglio per chi collabora e ha seriamente intenzione di rimediare.