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Il lontanissimo II secolo oppure la fine del ‘600? Questa domanda è più che lecita se si vuole capire con precisione a chi deve essere attribuita l’invenzione della pentola a pressione. Oggi siamo abituati a vedere questo tegame in cucina, la cui caratteristica principale è rappresentata dal coperchio ermetico con tanto di valvola di sicurezza che crea una forte pressione al suo interno.

Già in tempi molto antichi (il già citato II secolo) ad Alessandria d’Egitto si sfruttavano dei sistemi piuttosto primitivi, i quali possono essere considerati gli “antenati” della cottura a pressione. L’ideatore della pentola di cui stiamo parlando però è universalmente riconosciuto nel matematico e fisico francese Denis Papin, vissuto tra il 1647 e il 1712. Come successo in molti casi simili, la storia di questa invenzione va approfondita con attenzione.

Papin studiò medicina e i suoi primi tentativi di rendersi utile come inventore li fece con una pompa ad aria. I lavori fondamentali sulla macchina a vapore gli furono però essenziali per la pentola. La pentola a pressione venne inventata ufficialmente nel 1679, con il brevetto presentato insieme a una scritta promettente e ambiziosa: “Il presente digestore rende digeribile molte quantità di cibi, tra cui le carni più dure”.

Per l’appunto, Papin non chiamò questa innovazione, la quale non ebbe alcun successo commerciale finché fu in vita, pentola a pressione: il nome da lui utilizzato fu digesteur (digestore), ma non mancava chi la chiamava marmite de Papin o ancora bain maire à vis. Lo strumento si presentava in maniera piuttosto particolare, visto che si trattava di un cilindro di circa 16 centimetri di diametro e 18 di altezza, chiuso ermeticamente dal coperchio citato in precedenza.

Da buon fisico qual era, Papin tentò immediatamente di stabilire una relazione vincente tra la pressione (semplice da calcolare nel ‘600) e la temperatura. Due sono le innovazioni da sottolineare, vale a dire l’utilizzo della pressione stessa per saldare il coperchio e la valvola di sicurezza, rimasta praticamente invariata nel corso degli anni e dei secoli. In questa maniera si riuscì a ottenere un equilibrio perfetto tra il vapore liquido e le temperature superiori ai 100 gradi centigradi, un sistema che anticipò la “cocotte-minute”.