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Una produzione e un consumo che risalgono a oltre duemila anni fa: sono sempre di più gli studiosi che stanno concentrandoo la loro attenzione sul vino “Mesopotamio”, bevanda che veniva appunto prodotta già nel IV secolo prima di Cristo (per intenderci ai tempi di Socrate e Alessandro Magno), più precisamente nelle fattorie di una località che in quel periodo si chiamava Camarina, antica colonia di Siracusa. Inoltre, il primo consumo accertato dovrebbe aggirarsi attorno al primo secolo dopo Cristo, soprattutto in città importanti come Cartagine e Pompei.

Sembra addirittura che questo vino sia stato servito a Plinio il Vecchio nei giorni precedenti alla famosa e tristemente celebre eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Si tratta dunque di un prodotto storico e di sicuro fascino, riscoperto in occasione dell’Expo di Milano cominciato due mesi fa. Al Mesopotamio è stata dedicata una intera giornata di discussione e approfondimento, il tutto all’interno di un evento intitolato “I luoghi di Dioniso: archeologia e vino in Sicilia”.

Tra le altre cose, si è parlato anche di un vigneto didattico che dovrebbe essere sviluppato tra la Sicilia e la Tunisia, oltre alla ripresa della vinificazione del Didoros, il vino che era prodotto nei tempi antichi nei vigneti che si trovavano sotto il tempio di Giunone. Perché proprio il nome “Mesopotamio”? Il richiamo alla terra del Vicino Oriente è forte, visto che la regione è così chiamata perché si trova tra due fiumi (il Tigri e l’Eufrate) e ugualmente il vino in questione era prodotto in una pianura tra altri due fiumi, vale a dire il Dirillo e l’Ippari.

Giovanni Di Stefano direttore del Museo di Kamarina, situato nelle vicinanze di Scoglitti (provincia di Ragusa), ha sottolineato come nella località antica vi fosse il più antico impianto di produzione vitivinicola, con tanto di torchi e vasche. È stato trovato anche un deposito con ben 800 anfore, le stesse che simboleggiavano la città nelle monete. Ecco perché bisogna parlare di Camarina come della più antica città della Grecia occidentale in cui è stata riscontrata la filiera. Nel corso della discussione all’Expo sono state mostrate anche trenta immagini del Mesopotamio: da molti viene considerato il vero antenato di una DOC siciliana di oggi, il Cerasuolo di Vittoria.