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Anche se apparentemente sono molto simili, la banana e il platano sono in realtà due tipologie di frutta diversa. In Italia la banana è decisamente più diffusa, mentre il platano è difficile da reperire, se non in qualche negozio specializzato, e molto spesso viene scambiato per una banana!

La banana è un frutto antico, che è però arrivato sulle tavole europee in tempi recenti, in quanto facilmente deperibile. Si tratta, infatti, di un frutto climaterico, che continua a maturare anche una volta staccato dall’albero. Se da un lato questo permette di cogliere i frutti acerbi e di farli arrivare a destinazione maturi, questo spiega perché fino a pochi anni fa la banana non era disponibile nelle nostre tavole.

Le banane che si trovano in Italia sono di diverse tipologie e la più famosa è la Cavedish, originaria del Vietnam e coltivata soprattutto nelle Canarie, la banana baby o Ladyfinger, piccola, dolce e succosa e la banana rossa, più rara e particolare, perché dotata di una polpa rosata. Nel nostro paese siamo abituati a mangiare le banane crude, ma molte culture le impiegano cotte per accompagnare i piatti e anche come dolce. Ultimamente si stanno affacciando proposte di ‘patatine di banana’, ovvero banane essiccate che si possono gustare come snack.

Il platano è molto simile nella forma alla banana, ma la sua natura è decisamente più versatile. Si tratta di un frutto asiatico, originario delle Filippine e diffuso in modo particolare nell’America del sud e anche nell’Africa equatoriale, che ne è il maggiore produttore al mondo. Il platano è al giorno d’oggi considerato come un cibo vitale per l’alimentazione di paesi poveri, grazie alla sua capacità di fruttificare tutto l’anno e alla sua ricchezza dal punto di vista nutritivo.

Il platano non è semplice da sbucciare come la banana, richiede un coltello ed è ricchissimo di amidi. Anche se può sembrare strano, la sua polpa sembra molto simile a quella di una patata e viene consumato in tutti i modi, crudo in primis ma anche bollito, arrosto o fritto. Il frutto acerbo non è piacevole da consumare crudo, mentre quello maturo lo è, perché diventa nero nella buccia, sodo nella polpa e quindi perfetto per guarnire i dolci o per essere gustato al naturale. La polpa può essere impiegata negli impasti, in abbinamento alla carne, ai formaggi e alle altre verdure, ma anche essiccata per ottenere una farina utile per tante preparazioni in cucina.