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Gli antiparassitari e i pesticidi appartengono ormai al passato delle vigne italiane: in quelle moderne, infatti, si utilizzerà con sempre maggiore frequenza l’ozono, una scelta dettata soprattutto da motivi ambientali. Gli studi effettuati dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, l’istituto che protegge il celebre vino trevigiano DOCG, hanno accertato l’utilità dell’ozono in relazione alla difesa delle viti.

Entrando più nello specifico, il progetto “Residuo 0” (finanziato dalla Regione Veneto) ha proposto l’utilizzo combinato del gas e dell’acqua ozonizzata ed elettrolizzata nel settore vitivinicolo. Si tratta di una tecnica alternativa rispetto a quelle più conosciute e diffuse, una difesa importante per le cantine dall’attacco dei patogeni. Il progetto ha anche analizzato come ridurre i trattamenti chimici e i residui che riguardano le uve, sempre con l’obiettivo preciso di rispettare l’ambiente.

Il Consorzio ha addirittura fatto costruire una macchina in grado di produrre l’acqua elettrolizzata, oltre a uno strumento di dimensioni non eccessive che produce l’acqua ozonizzata di cui c’è bisogno, in grado di lavare le uve, trasportabile comodamente nei vigneti e utile per la rimozione degli inquinanti. Il lavoro di cui si sta parlando non è altro che il risultato di molti anni di indagini e studi sulla tecnologia appena spiegata.

Lo stesso Consorzio ha investito risorse e denaro nella ricerca e ora può vantare una viticoltura “verde”. Secondo il numero uno dell’istituto, Innocente Nardi, in futuro si useranno sempre meno i prodotti fitosanitari, così da risultare all’avanguardia in Italia e non solo. L’ozono e l’acqua ozonizzata riducono sensibilmente funghi e batteri, con risultati non molto diversi da quelli ottenuti con i normali trattamenti chimici.

Molte altre aziende si sono dimostrate interessate al progetto, dunque si può essere ottimisti in merito a un rapido ed efficace sviluppo della tecnologia. Tra i nomi da citare ci sono quelli del Consiglio Nazionale delle Ricerche (per la precisione il suo Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante), il Consorzio di Tutela dei Vini Soave e Recioto di Soave e l’azienda PerfectWine. La sperimentazione ha beneficiato dei contributi preziosi di consulenti e ricercatori: si è ancora agli inizi da questo punto di vista, ma si può nutrire un moderato ottimismo per quelli che saranno i prossimi anni.