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Può suonare un po’ strano, ma nel vino c’è molto di più che il solo alcool: questo dettaglio è molto importante per i vegani e fra poco capiremo perché. Durante la produzione della bevanda, infatti, si utilizzano anche ingredienti di origine animale, soprattutto quando si ha a che fare con il filtraggio. La “ricetta” finale, dunque, può prevede l’aggiunta di miele, latticini e molto altro. Inoltre, le aziende vitivinicole possono utilizzare la colla di pesce, la gelatina, i tuorli delle uova e le conchiglie marine, una scelta che non va d’accordo con quella che hanno fatto i vegani con la loro dieta.

Gli ingredienti utilizzati
Esistono in realtà delle alternative di origine non animale per ottenere lo stesso risultato in fase di produzione del vino, tanto è vero che il vino vegano sta cominciando a riscuotere un certo successo e a svilupparsi progressivamente. Nella maggior parte dei vini, si accelera la precipitazione di alcune particelle microscopiche grazie a un agente chimico nel liquido, in modo da evitare che la bevanda finale sia instabile o dal coloro indecifrabile. In passato (fino a qualche decennio fa), si sfruttava addirittura il sangue dei tori per rendere possibile una procedura del genere, una pratica che è scomparsa in Europa.

Agenti chimici
I tipici agenti chimici che si usano al giorno d’oggi sono la caseina (derivata dalle proteine del latte), la bentonite (un tipo di argilla), la colla di pesce e l’albumina (ricavata, come si evince dal nome, dal bianco d’uovo). Tra l’altro, le etichette dei vini non aiutano i vegani e tutti questi dettagli non sono specificati, un problema di non poco conto anche per chi è allergico alle uova o ai derivati del latte.

Vini rossi
Per il momento ci si può limitare all’aiuto fornito da alcuni siti web che sono in grado di mostrare se un vino è appropriato o meno per un vegano, come ad esempio il portale Waitrose.com. Un indizio potrebbe però essere ricavato dalla valutazione oggettiva del prodotto stesso: in particolare, i vini rossi e robusti sottolineano queste loro caratteristiche, ma spesso per essere tali hanno bisogno di molte sostanze solide in sospensione (un po’ come quando si nota la differenza tra il caffè espresso e quello all’americana).