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Mancano soltanto tre mesi all’inaugurazione del Villaggio del Gusto a Civitavecchia, il primo terminal-polo gastronomico che fa parte di un progetto molto più ampio curato dalla Coldiretti e da Campagna Amica. C’è comunque una gustosa anticipazione di quello che succederà in autunno, vale a dire il villaggio all’aperto che si trova sulla banchina del porto laziale. Ma a cosa punta esattamente questo progetto?

Lo scalo marittimo è tra i più importanti d’Italia, tanto è vero che ogni giorno transitano migliaia e migliaia di turisti e viaggiatori. Dal 4 luglio scorso si è deciso di rinnovare la “veste” della banchina numero 7, con un terminal agroalimentare che fa immaginare quello indoor di ottobre, una iniziativa interamente finanziata da Molinari, la spa celebre per la sua sambuca. Il modello è quello di un polo gastronomico che potrebbe essere replicato anche all’estero e, tornando a parlare d’Italia, in Sardegna (per la precisione a San Teodoro).

A questo punto ci si può chiedere come sarà il villaggio di Civitavecchia. Le grandi protagoniste saranno senza dubbio le eccellenze dell’enogastronomia laziale, ma non mancherà il meglio che l’agroalimentare nostrano sa sempre offrire. Il contatto con i produttori e con gli stand sarà molto stretto e si cercherà di soddisfare ogni esigenza. In particolare, ci saranno paste di ogni tipo, marmellate e conserve, oli d’oliva, salumi, formaggi e cereali, senza dimenticare tutte le altre specialità.

Il terminal diventerà dunque il luogo ideale per degustare, scegliere e ordinare i cibi: la piattaforma di commercio elettronico di Campagna Amica consentirà di acquistare quello che più si desidera. L’area ristoro avrà, poi, una caratteristica che vale la pena approfondire. In effetti, sono state pensate più isole tematiche, quella dedicata alla gastronomia, quella ai vini e quella alla caffetteria.

I negozi del Villaggio del Gusto si presenteranno come delle piccole e rassicuranti case in legno: accoglieranno ospiti e visitatori e forniranno tutte le informazioni sulla storia e le origini dei prodotti messi in vendita grazie a personale appositamente formato. In conclusione, l’imperativo categorico sarà soltanto uno, vale a dire rendere più internazionale possibile il cibo a chilometro 0. C’è tanta ambizione a pochi mesi dal debutto, ma le premesse sono più che incoraggianti.