Con il termine spumante si intende una particolare tipologia di vini caratterizzata dalla produzione di una spuma al momento dell’apertura della bottiglia. La produzione di spuma è dovuta alla presenza di anidride carbonica formatasi naturalmente durante il processo di fermentazione e non aggiunta dall’esterno.

Il vino spumante può essere prodotto seguendo due metodi tradizionali:

–          Il metodo Classico

–          Il metodo Charmat

Il metodo classico è quello utilizzato per la produzione dello champagne, messo a punto in Francia dal frate Dom Perignon e prevede la rifermentazione in bottiglia.

Il metodo Charmat o Martinotti, è quello utilizzato per la produzione dello spumante italiano e prevede la rifermentazione in autoclave.

Il metodo italiano è stato ideato dai fratelli Gancia nella seconda metà del 19esimo secolo. Questo metodo non prevede l’aggiunta di sciroppi come quello francese, ma, l’anidride carbonica è il risultato dell’azione esclusiva degli zuccheri naturali.  In questo metodo sono utilizzate uve aromatiche come il moscato, la malvasia o il brachetto.

Essendo lo spumante una tipologia di vino, non si può parlare di vere e proprie differenze, dal momento che tutti gli spumanti sono vini, ma, non tutti i vini devono essere necessariamente spumanti. Per la legislazione italiana gli spumanti sono “vini speciali”. Le principali differenze tra spumanti e vino consiste nella metodologia di produzione. Lo spumante viene fatto fermentare in autoclave, mentre il vino viene fatto fermentare e invecchiare in botte.

Gli spumanti sono vini da servire freddi, per accompagnare un aperitivo, delle tartine o dei piatti a base di pesce e di frutti di mare come ad esempio un cartoccio ai frutti di mare e pesce. Gli spumanti sono l’ideale per accompagnare cibi grassi, poiché le bollicine e l’effervescenza naturale aiutano a pulire il palato. Vanno serviti in bicchieri alti e lunghi, detti, flutes.