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L’aspetto non è dei più invitanti, o quanto meno bisogna prima farci l’abitudine, eppure chi l’ha assaggiato giura che il vino blu – colore a parte – non ha nulla di diverso da un comune vino da tavola.

Fresco, gradevole e morbido al palato, il vino blu è frutto della sperimentazione di un gruppo di giovani imprenditori spagnoli che dopo due anni di ricerche e di tentativi, sono riusciti a creare il primo vino di colore blu della storia e per farlo non hanno dovuto ricorrere a nessun prodigio della chimica, poiché hanno trovato in natura tutto ciò di cui necessitavano, coloranti compresi.

Il vino blu, chiamato “Gik” dai suoi creatori, è un vino da tavola frutto della fermentazione di un mix di uve a bacca bianca e rossa, tra cui Syrah e Garnacha, senza macerazione delle vinacce e senza invecchiamento in botte. Il risultato finale è un prodotto fresco e leggero, con una gradazione non superiore agli 11,5 gradi adatto per accompagnare i pasti.

Ma veniamo al colore blu. Sicuramente vi starete chiedendo come abbiano fatto a conferirgli una simile colorazione, ebbene, utilizzando due coloranti organici: le antocianine (contenute nella buccia dell’uva e in molti altri cibi viola, blu o rossi) il cui pigmento può variare dal rosso all’indaco.

Insomma, la soluzione è stata per anni a portata di mano, eppure, a nessuno era venuto in mente prima di produrre un vino con questa particolare sfumatura di colore.

Ma passiamo agli abbinamenti. Il vino blu va servito freddo, ad una temperatura non superiore agli 8 gradi, di conseguenza è ottimo da servire come aperitivo o da abbinare a pietanze di pesce, anche un po’ fashion come il sushi o i nachos con guacamole.

Al momento il Gik non è ancora disponibile sul mercato italiano, ma, il suo debutto è previsto nei prossimi mesi.

 

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