Carne di animali con tumore, macellata e venduta nei supermercati (e non solo): la scoperta scioccante che fa tremare gli italiani

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Inchiesta Report: mani con guanti tengono confezione di carne bovina con muffa e segni di deterioramento in un supermercato.

Animali con tumori evidenti, macellati e la carne venduta nelle grandi catenendi supermercati e non solo: la scoperta che fa tremare gli italiani.

Ti è mai capitato di guardare una confezione di carne in scatola o un preparato nel tuo frigorifero e chiederti da dove provenga realmente? Una recente e scioccante inchiesta ha squarciato il velo sulla filiera della carne in Italia, portando alla luce una realtà fatta di animali malati e carne scaduta da anni che veniva “rigenerata” e rimessa in commercio. Il dubbio che assale milioni di consumatori è uno solo: quella carne l’ho mangiata anche io? Se consideriamo che i marchi coinvolti sono tra i più noti della nostra spesa quotidiana e che le pratiche illegali andrebbero avanti da anni, la risposta potrebbe essere più inquietante del previsto.

L’inchiesta di Report: emergono nuove verità sul “sistema Bervini” tra tumori e scadenze falsificate

La vicenda, sollevata dalle telecamere di Report con i servizi di Giulia Innocenzi a dicembre 2025 e ripresa con forza da Il Salvagente, ruota attorno al macello Bervini Primo Srl di Mantova e ad altri stabilimenti collegati a Reggio Emilia e Trento.

Le testimonianze degli ex operai e le immagini mostrate sono raccapriccianti: animali che non avrebbero mai dovuto entrare nella catena alimentare, inclusi capi con tumori visibili, venivano regolarmente lavorati. “Capitava che, al momento della macellazione, i tumori scoppiassero emettendo una puzza nauseabonda” ha ammesso uno degli operai nel corso di una intervista a Report. Carne scaduta da anni (alcuni lotti risalenti addirittura al 2018/2020) veniva scongelata all’aperto, lavata in cassoni d’acqua per eliminare le parti marcescenti, tagliata e riconfezionata con nuove etichette che spostavano la scadenza in avanti di due anni.

Nonostante le prime segnalazioni e le prove consegnate alle autorità (ATS Val Padana) a metà ottobre, l’allerta sanitaria ufficiale è scattata solo 40 giorni dopo, quando ormai tonnellate di prodotto erano già state consumate.

Dove è finita questa carne? I nomi dei marchi coinvolti

Il vero motivo per cui è altamente probabile che molti di noi abbiano consumato questi prodotti risiede nell’estensione della rete di distribuzione della Bervini. Non si trattava di piccoli mercati locali, ma di giganti del settore alimentare e canali di massa.

1. Grandi Marchi: Simmenthal e Star
L’inchiesta ha evidenziato che la “carnetta” (carne cotta) lavorata negli stabilimenti del gruppo finiva nelle linee produttive di colossi come Bolton (Simmenthal) e Star (dadi e brodi).

Simmenthal ha ammesso che circa il 6% della sua carne proveniva da Bervini, sospendendo subito le forniture in via precauzionale.

Star ha dichiarato che il 5% della carne acquistata era Bervini, pur precisando che non sarebbe stata utilizzata per il famoso “dado”.

2. Supermercati e Grande Distribuzione
La carne di Bervini riforniva diverse catene della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Sebbene i nomi specifici dei lotti richiamati siano spesso protetti dalla burocrazia dei ritiri, la carne fresca e lavorata ha raggiunto i banconi di numerosi supermercati in tutta Italia.

3. Navi da crociera e Ristorazione
Oltre 1.500 kg di carne scaduta sono stati tracciati verso il settore del catering per navi da crociera. Altri lotti sono finiti nella ristorazione collettiva, inclusi ristoranti nel modenese dove la carne è stata “interamente consumata” prima che arrivasse la notifica di sequestro.

4. Pet Food
Anche i nostri animali domestici non sono stati risparmiati: circa 3.000 kg di carne non idonea sono stati venduti ad aziende produttrici di cibo per cani e gatti.

Quali sono i rischi per noi consumatori?

Il pericolo principale non deriva solo dalla carne scaduta in sé che dopo anni può sviluppare cariche batteriche altissime, ma dalla totale assenza di tracciabilità. Quando un’etichetta viene falsificata, il sistema di sicurezza alimentare europeo (uno dei più rigidi al mondo) crolla.

Se hai acquistato prodotti a base di carne bovina, dadi o carne in scatola tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, potresti essere entrato in contatto con questa filiera. Il problema è sistemico: mentre le aziende coinvolte dichiarano di essere “parte lesa” e di aver interrotto i rapporti, resta il fatto che per anni il sistema dei controlli non ha visto (o non ha voluto vedere) quello che accadeva dietro i cancelli del macello. Se sospetti di avere in casa prodotti ricollegabili ai lotti segnalati dai bollettini del Ministero della Salute, non consumarli e riportali al punto vendita.