Tonno in scatola, fuori la lista: il test della forchetta che tradisce le marche peggiori

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Una forchetta solleva un pezzo di tonno da una scatoletta di latta aperta, accanto a un vasetto di vetro con filetti di tonno compatti in olio.

Non farti ingannare dalla pubblicità: basta il test della forchetta per capire se il tonnoin svatola che hai comprato è vera carne o scarto industriale. Ecco la guida per riconoscere le marche peggiori e i segnali che dovrebbero farti preoccupare.

Apri la dispensa, prendi una scatoletta e preparati: quello che stai per scoprire potrebbe farti cambiare marca per sempre. Nonostante le pubblicità rassicuranti con mari cristallini e pescatori sorridenti, il tonno che portiamo in tavola non è tutto uguale: anzi, secondo gli ultimi test indipendenti e le analisi degli esperti, molte delle marche più blasonate nascondono un’insidia che puoi smascherare con un semplice utensile da cucina: una comune forchetta.

La prova del nove, il test della forchetta: perché il tonno in scatola “si arrende”?

Hai mai provato a infilzare un pezzo di tonno e vederlo ridursi in poltiglia prima ancora di arrivare alla bocca? Se la risposta è sì, sei vittima del “tonno congelato due volte”.

prova il test della forchetta sul tuo tonno in scatola e non farti ingannare
prova il test della forchetta sul tuo tonno in scatola e non farti ingannare

Le marche peggiori, per abbattere i costi, utilizzano scarti di lavorazione o pesci che hanno subito troppi shock termici. La fibra muscolare si rompe, le proteine si degradano e quello che mangi è solo l’ombra di un vero filetto. Un tonno di qualità deve opporre resistenza: deve essere sodo, compatto e “scheggiarsi” solo sotto pressione. Se si sbriciola come sabbia, stai mangiando un prodotto di serie B venduto a prezzo pieno.

La lista nera: i tre segnali che “tradiscono” la marca

Non serve essere un biologo marino per capire se ti stanno ingannando. Prima di inserire il tonno nel carrello o di svuotarlo nell’insalata, controlla questi tre punti critici:

L’eccesso di “briciole”: se appena aperta la latta vedi tanti piccoli pezzettini galleggianti, quel tonno è stato lavorato industrialmente senza cura.

Il colore “grigio topo”: il tonno pinna gialla deve essere rosa. Se vira verso il grigio o, peggio, ha macchie scure (sangue ossidato), la materia prima era vecchia.

L’odore pungente: un buon tonno deve profumare di mare e olio buono. Se l’odore è troppo forte o metallico, la conservazione è stata pessima.

Caratteristica Il Tonno “Bocciato” Il Tonno “Promosso”
Test Forchetta Si polverizza all’istante. Resta in pezzi compatti.
Liquido Olio torbido o acquoso. Olio limpido e dorato.
Ingredienti Presenza di aromi o troppi conservanti. Solo tonno, olio (o acqua) e sale.

Cosa rischi davvero mangiando tonno scadente?

Oltre alla delusione del gusto, un tonno lavorato male può contenere livelli più alti di istamina (che causa allergie improvvise) o una concentrazione maggiore di metalli pesanti come il mercurio, che si accumula soprattutto nelle carni dei pesci più vecchi e meno pregiati usati per le sottomarche.

Non farti incantare dal sottocosto: la prossima volta che sei al supermercato, gira la scatola e cerca la zona di pesca. Se leggi FAO 71 o 51, sei sulla buona strada. Se è tutto vago, meglio lasciar perdere.