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Gli arancini sono senza dubbio il principale prodotto della rosticceria siciliana e le maggiori città della regione ne rivendicano la paternità. La disputa è antichissima, come quella che riguarda il nome, visto che secondo alcuni si dovrebbe parlare più correttamente di “arancina”, dunque al femminile. Ma chi ha inventato questa delizia fritta di riso e dal ripieno goloso e appetitoso? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulle origini della ricetta.

Non esiste un vero e proprio inventore dell’arancino: in effetti si sta parlando di un cibo popolare, il quale ha subito tante modifiche nel corso della storia e le varie versioni che oggi possiamo gustare sono il risultato di queste continue variazioni. Il consumo di riso aromatizzato con lo zafferano lo si deve agli arabi: il timballo, in particolare, dovrebbe essere stato ideato da un emiro, un successo gastronomico che portò alle monoporzioni e, successivamente, al ripieno di carne e pomodoro.

Per arrivare alla panatura, invece, bisognerà attendere il periodo in cui visse Federico II di Svevia, nel XIII secolo. L’obiettivo era infatti quello di trasportare il riso speziato durante i viaggi e le battute di caccia senza problemi di conservazione. La panatura era proprio la soluzione ideale per non far deteriorare il riso e il condimento. Gli aneddoti, però, non sono finiti. Ad esempio, nel “Vocabolario Siciliano Etimologico” del 1785 si parla dell’arancinu, cioè del colore tipico della melarancia, a testimonianza che il nome potrebbe essere stato scelto per indicare la colorazione del cibo.

L’arancino come pietanza viene invece descritto a metà ‘800 nel Dizionario Siciliano-Italiano di Giuseppe Biundi, il quale parla di una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia. Questa descrizione non deve stupire: ancora oggi l’arancino non è semplicemente ed esclusivamente una preparazione salata, ma esistono interessanti varianti dolci, come ad esempio quella degli arancini di riso alla Nutella, una ricetta golosa in cui viene ovviamente ritoccato il ripieno.

Gli arancini di riso più diffusi, in Sicilia ma non solo, sono quelli con ragù, piselli e carote, ma anche quelli al burro (mozzarella e prosciutto) e la variante agli spinaci (sempre con l’aggiunta di mozzarella). Le città di Palermo e Catania si contendono la supremazia degli arancini migliori e la fantasia ha ispirato anche le forme più diverse ed è in questo caso che si distinguono arancine e arancini: le prime sono perfettamente sferiche e più piccole, mentre i secondi sono a punta, quasi a cono.