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Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni. Gioachino Rossini è riconosciuto universalmente come uno dei geni assoluti della musica lirica, eppure un’altra passione poteva competere alla pari con l’opera, quella per la cucina.

Il compositore pesarese aveva appena 27 anni quando andò in scena il suo ultimo melodramma, “Guillaume Tell”, e da quel momento (siamo nel 1829) passò molto tempo in una bella casa parigina, frequentata da politici, intellettuali e altri artisti. È in questa residenza francese che gli venivano spediti maccheroni, salumi, formaggi (soprattutto il gorgonzola) e il panettone, tutti cibi di cui era particolarmente ghiotto.

Non mancavano però neanche gli zamponi, le mortadelle e i tartufi, per i quali il maestro aveva una vera e propria predilezione. Non è un caso che Rossini abbia confessato di aver pianto soltanto tre volte nel corso della sua vita, cioè dopo i fischi indirizzati alla sua prima opera, quando ascoltò il violino di Paganini e dopo la caduta di un tacchino farcito con i tartufi mentre era in barca per una gita.

Spesso gli aneddoti su personaggi tanto famosi vengono montati ad arte oppure esagerati, ma in questo caso c’è molta realtà. Rossini era molto esigente dal punto di vista enogastronomico, sapeva come abbinare perfettamente i vini a ogni piatto e chiedeva spesso di conoscere i cuochi più famosi del suo tempo (in particolare Antonin Carême). Nei ristoranti e locali che frequentava, poi, salutava con grande cordialità camerieri, cuochi e sommelier.

Molte furono le ricette a lui dedicate, ma visti i 39 anni di silenzio musicale, riuscì a esprimere il suo talento e creatività con ricette proprie. Quali sono i piatti che vale la pena ricordare? Il più famoso è forse quello dei maccheroni gratinati, per i quali utilizzava parmigiano reggiano, tartufi tritati, brodo, burro, spezie, prosciutto magro e panna. Non sono da meno i Turnedos, filetti di manzo con tartufo nero e fois gras. Infine non vanno dimenticati il consommé di coda di bue al tartufo, gli spaghetti alla Scala (sempre con una generosa spolverata di tartufo) e le uova alla Rossini, ovvero dei tuorli d’uovo arricchiti con besciamella e fois gras, racchiusi all’interno di un guscio di pasta sfoglia.